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giovedì 26 maggio 2016

PUNTI LUCE — il Blog di Maurizio Cei

Maurizio Cei

Le mie prime esperienze sono legate al mondo educativo, in attività di recupero scolastico e sociale di minori segnalati dai servizi sociali cittadini. Da quasi vent’anni mi occupo anche di volontariato internazionale, prima come cooperante volontario in diverse parti del mondo (Kenya, Brasile, Angola,Mozambico), negli ultimi anni anche come membro del Consiglio di Amministrazione di una ONG, il Vides Internazionale.

Il fronte della speranza e il muro di indifferenza

di Maurizio Cei - venerdì 26 dicembre 2014 ore 21:59

Il dottor Fabrizio, il medico di Emergency contagiato dall'ebola in Sierra Leone e ricoverato all'ospedale Spallanzani di Roma, ha detto in un'intervista pubblicata oggi che questa malattia "è un mostro terribile e temibile", la cui sconfitta dipende dalla grandezza del fronte che lo ostacola.

Il fronte di cui parla Fabrizio ha viaggiato in questo periodo 'a grandezza variabile': quasi inesistente nei primi mesi, quando l'ebola ha colpito centinaia di persone in cinque Paesi africani nell'indifferenza del resto del mondo; più ampio ma disorganizzato quando la paura che potesse diffondersi fuori dal continente africano ha fatto partire una psicosi tanto ingiustificata quanto incontrollabile; ancora una volta tendente allo sfarinamento quando è stato chiaro che i rischi di una sua diffusione su larga scala in Europa e nel resto del mondo erano molto ridotti.

E proprio tenendo insieme le parole di Fabrizio con l'osservazione di questo fronte 'a grandezza variabile' si capiscono bene le contraddizioni della nostra società e la sua profonda ingiustizia. Una società che preferisce voltarsi dall'altra parte rispetto ai luoghi di sofferenza e di dolore, che parla di epidemie solo per la paura che queste possano contagiare anche noi e lo fa più scatenando la 'caccia all'untore' che ricercando una soluzione definitiva alla malattia.

Ha ragione il dottor Fabrizio, per sconfiggere la malattia il fronte deve necessariamente allargarsi. E fino a quando ci sono persone come lui a ricordarcelo la partita non è persa e la fiamma della speranza continua a ardere. Ma per aumentare il fronte che ostacola la malattia è necessario prima abbattere un muro, il muro della nostra indifferenza.

Maurizio Cei

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