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martedì 26 luglio 2016

PUNTI LUCE — il Blog di Maurizio Cei

Maurizio Cei

Le mie prime esperienze sono legate al mondo educativo, in attività di recupero scolastico e sociale di minori segnalati dai servizi sociali cittadini. Da quasi vent’anni mi occupo anche di volontariato internazionale, prima come cooperante volontario in diverse parti del mondo (Kenya, Brasile, Angola,Mozambico), negli ultimi anni anche come membro del Consiglio di Amministrazione di una ONG, il Vides Internazionale.

Un equilibrio instabile

di Maurizio Cei - lunedì 17 novembre 2014 ore 16:41

Viviamo in un Paese bellissimo nel quale però bastano sei ore di pioggia ininterrotta per provocare allagamenti e straripamenti di fiumi e torrenti.

Viviamo in un Paese fatto di gente generosa e solidale nel quale però bastano alcuni fatti di microcriminalità per far scattare la 'caccia al negro' anche fra persone che mai prima d'ora avevano dato prova di razzismo.

Cosa hanno in comune queste due situazioni così vicine da un punto di vista cronologico ma apparentemente così lontane?

Hanno in comune l'incapacità di gestire l'ordinaria amministrazione fino a quando questa non si trasforma in emergenza. Le tante campagne di educazione ambientale promosse negli anni da cittadini, associazioni e da qualche politico 'illuminato' non hanno impedito di costruire ed edificare in luoghi nei quali avrebbe dovuto essere il buonsenso, prima ancora della legge, a sconsigliarlo. Il lavoro encomiabile e senza sosta di tanta parte della cosiddetta 'società civile' sui temi dell'accoglienza e dell'inclusione sociale non ha impedito di 'confinare' una buona parte dei cittadini immigrati nelle periferie delle grandi città, privati di infrastrutture e servizi minimi e, in molti casi, dei diritti primari.

Il secondo elemento in comune è quello del 'quieto vivere', dell'incapacità di prendere decisioni impopolari ma che anche se, o forse proprio perchè, impopolari, potrebbero costituire la medicina giusta per curare questi due cancri che stanno attanagliando il nostro Paese.

Gli esperti, quelli che si vogliono condannati quando sbagliano le loro previsioni, ma che spesso non vengono ascoltati quando lanciano i loro allarmi, ci dicono che alcuni pezzi importanti dell'Italia si possono salvare da alluvioni e da altre catastrofi ambientali solo se si decide di abbattere ciò che è stato costruito nel posto sbagliato. Altri esperti ci dicono che la microcriminalità si combatte non limitando i probabili responsabili in luoghi sempre più lontani e appartati ma estendendo anche a loro il campo dei diritti e delle opportunità.

E' chiaro e evidente a molti che una legge che prevedesse l'abbattimento obbligatorio degli edifici costruiti abusivamente e un'altra che, per esempio, garantisse la cittadinanza italiana a chi è nato in Italia da genitori stranieri, con tutto ciò che questo comporta dal punto di vista dei diritti, sarebbe l'una avversata nell'ombra e l'altra combattuta nelle piazze.

Ma sarebbero anche due leggi che ridarebbero credibilità alla politica. A quella politica alla quale spetterebbe guardare oltre il quotidiano e operare per l'interesse generale, anche quando questo è, nell'immediato, impopolare. A quella stessa politica che oggi, purtroppo, è più sensibile ai sondaggi che alla realtà.

Maurizio Cei

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