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mercoledì 29 giugno 2016

PUNTI LUCE — il Blog di Maurizio Cei

Maurizio Cei

Le mie prime esperienze sono legate al mondo educativo, in attività di recupero scolastico e sociale di minori segnalati dai servizi sociali cittadini. Da quasi vent’anni mi occupo anche di volontariato internazionale, prima come cooperante volontario in diverse parti del mondo (Kenya, Brasile, Angola,Mozambico), negli ultimi anni anche come membro del Consiglio di Amministrazione di una ONG, il Vides Internazionale.

Viaggi fatali

di Maurizio Cei - martedì 30 settembre 2014 ore 10:47

Qualcuno ricorderà la tragedia del 3 ottobre dello scorso anno quando, di fronte alle coste di Lampedusa, un barcone libico che trasportava migranti si inabissò provocando la morte di 366 persone.

Fu la più grande catastrofe umanitaria nel Mediterraneo dei tempi moderni.

Pochi sanno, probabilmente, che proprio in seguito a quei fatti, l'Organizzazione Internazionale dei Migranti ha deciso di raccogliere i dati sui decessi dei migranti.

Ebbene, secondo i riportati dall'organizzazione, dal 2000 ad oggi 40.000 persone sono morte nel tentativo di trovare un futuro migliore in un nuovo Paese. E l'Europa, con i 22.000 migranti morti nel tentativo di raggiungerla, è la destinazione più pericoloso al mondo.

Nonostante il forte impegno dell'OIM i dati raccolti sono ancora molto provvisori, se si pensa che, secondo alcuni esperti,per ogni corpo ritrovato, ce ne sono due dei quali non si viene mai a conoscenza. Il numero effettivo quindi potrebbe essere triplo rispetto a quello indicato dal numero dei corpi effettivamente raccolti.

Mi è piaciuta molto una frase che il direttore dell'Organizzazione, William Lacy Swing, ha detto nel presentare i dati: "è arrivato il momento di fare di più che contare il numero delle vittime."

Ha completamente ragione. In un mondo nel quale una persona su sette è migrante la ricerca della soluzione del problema non può essere mirata soltanto a come fare a tenere sempre più chiuse e sigillate le porte di casa nostra.

Per quanto riguarda il nostro Paese un grosso passo avanti è stato sicuramente fatto con l'abolizione del reato di immigrazione clandestina che identificava i migranti irregolari con dei criminali che avevano come unico obiettivo il non rispetto delle regole e il sovvertimento dell'ordine costituito.

Adesso però è necessario uno sforzo ulteriore. Passare dalla fase dei numeri a quella dei volti. I migranti irregolari non sono criminali da perseguire e non è umano che siano molto spesso dei cadaveri da mettere in fila su una spiaggia. I migranti sono prima di tutto persone, che hanno bisogno di protezione e assistenza e che soprattutto meritano il rispetto così come ogni essere umano.

Nessuno sale su un barcone per scelta. Ci sale per necessità, per provare a sopravvivere. E allora il punto non è come fare a respingerli. Ma è come fare a creare una rete europea di accoglienza e, soprattutto, come fare a promuovere progetti di sviluppo che consentano ai loro Paesi di provenienza di migliorare le proprie condizioni di vita. Questo è il tema fondamentale che purtroppo non entra quasi mai nell'agenda politica dei Paesi occidentali e neanche degli organismi sovranazionali. Perchè, probabilmente, parlare di sviluppo di questi Stati, comporterebbe una minore possibilità di sfruttamento delle risorse strategiche per la nostra economia.

Maurizio Cei

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