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sabato 25 novembre 2017

PAROLE MILONGUERE — il Blog di Maria Caruso

Maria Caruso

MARIA CARUSO - “Una vita da vivere” è il primo libro che ha scritto dopo aver visto il primo cielo a San Felipe in Venezuela ed aver fatto il primo ocho atràs a Pisa. E' in Italia dal 1977 e per tre anni ha abitato in Sicilia. Le piace raccontarsi e raccontare con le parole che le passano per la testa ballando un tango in milonga. Su Facebook è Marina de Caro

Il tango: un pensiero triste che si balla?

di Maria Caruso - martedì 03 ottobre 2017 ore 16:55

In questo mio ragionamento cercherò di partire da una definizione minima di Tango perché quando noi diciamo Tango più o meno abbiamo una idea in mente e quindi ci capiamo. C’è un alone di significato comune, ma i problemi nascono, quando andiamo ad approfondire e, allora, ci accorgiamo che questa opinione comune, è molto vaga e che, probabilmente, ognuno lo intende con una sfumatura diversa, fino all'equivoco. 

Dire tango è dire quel che è e non quel che non è. Cosa non è tango? . Ci deve pertanto essere una corrispondenza tra quello che noi affermiamo del tango e il tango a cui ci riferiamo. Se diciamo il tango è un pensiero triste che si balla diciamo che è vero e che c’è una corrispondenza tra l’affermazione e il tango, ma un osservatore poco attento, probabilmente non lo vedrebbe così, anche se in genere per lo più, il tango è visto così. Allora chi non lo vede così, sta assumendo un parametro diverso o ha una allucinazione, che è parente della follia, poiché il folle si costruisce un mondo che non corrisponde allo stato delle cose, almeno abitualmente, si dice così. 

Ma il tango si balla e ballare il tango significa muovere il corpo, usare sia la parte emotiva che cognitiva e senza questo, non c’è tango. Ma se io penso al tango anche se in quel momento non lo sto ballando, immagino il tango. Quindi il pensiero è tango e non posso avere l’idea del tango se non so cos’è il tango, ma il tango è uno strumento per comunicare con un linguaggio che non ho inventato io ma che mi precede e mi dà delle regole di verità per produrre affermazioni o degli atti mentali o espressivi che identificano il tango in sé. 

Dire tango è una asserzione ma se dico, è un pensiero triste che si balla, allora sto facendo delle ipotesi di verità che è già formulare una differenza, rispetto allo stato delle cose. Normalmente produrre ipotesi di verità non è così evidente poiché il tango, ognuno lo vede dal suo punto di vista. Ciò che si vede quindi, non sempre è vero, cioè a dire, che ciò che si vede, può essere esposto a un altro ordine di visione, allora un fatto acquista verità quando si spiega come si genera. Nel momento in cui si spiega però si cerca di spiegarlo con una teoria. Che il tango è un pensiero triste che si balla è frutto di una teoria che spiega il fenomeno. 

Senza questa teoria noi potremmo dire che il tango è un pensiero triste che si balla?. Sono i nostri asserti veri o falsi, secondo la linea di pensiero seguita, che permette questo punto di vista, quindi la verità non è assolutamente presente ma è sempre sotto condizione, libera dal relativismo, perché si può dire quello che si vuole. Dire quello che si vuole è comunque delirante, mentre la verità è posta a condizione, e pertanto, quando diciamo la verità la diciamo sempre secondo un aspetto. 

Nel tango esistono dei codici che ci permettono di produrre enunciati sensati ma questi stessi codici cambiano e, normalmente il codice successivo include quello precedente facendolo vedere da un altro punto di vista. Allora nel tango non bisogna dire le cose come stanno ma piuttosto che stanno così, perché la nostra percezione è variabile e individuale. I sensi e l’apparenza ingannano, poiché fanno apparire le cose come evidenti, anche se ad una ispezione più accurata, ci si accorge che così non è. Se vado in milonga ed entro durante l’esecuzione di una tanda, vedendo una persona muoversi insieme alla musica, penso sia triste poiché sta ballando il tango, magari invece è in piedi accanto a una amica a fare due chiacchiere e due risate. Ero infatti guidata, da una certezza o da una verità, nell’esprimere quel pensiero, poiché se il tango è un pensiero triste che si balla logicamente tutte le persone che ballano il tango pensano tristemente. 

Ma allora ero in errore?. La mia certezza non era, infatti, una garanzia di verità e quindi devo per forza dedurre che la verità richiede sempre le prove. Quando dico che il tango è un pensiero triste che si balla, devo dunque argomentare con le prove tale espressione, per dimostrare la teoria che esprime questa idea. Le mie convinzioni come quelle di tutti ovviamente non vogliono essere deluse poiché la certezza di per sé è, una volontà di verità. Solo gli imbecilli vivono bene, mai sono toccati dal dubbio, ma il non avere mai dubbi, comporta la possibilità di inoculare in noi, da parte di chiunque, certezze e farci perciò credere, che il tango sia veramente un pensiero triste che si balla, quand’anche non è una certezza di verità. L’uomo ricerca sempre la verità poiché non vuole essere stupido, anche se tutto ciò lo rende irrequieto, poiché andando in milonga deve sempre verificare se il tango è veramente un pensiero triste che si balla, oppure se egli stesso quando balla ha dei pensieri tristi oppure no.

Maria Caruso

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