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mercoledì 18 settembre 2019

Attualità sabato 05 novembre 2016 ore 16:00

​Nuova vita per il portone di Palazzo Pretorio

Al restauro del manufatto del 1497 ha contribuito la Elmas di Empoli, in occasione dei quarant'anni di attività



EMPOLI — Completamente rinnovato e riportato ad antico splendore. E' il portone del Palazzo Pretorio, un manufatto del 1497 che risplende della sua bellezza e della maestria degli artigiani che lo realizzarono oltre 500 anni fa e che riacquistato il suo antico splendore grazie alle abilità dei due restauratori Francesco Bartolommei e Luigi Nieri.

L’operazione si è potuta realizzare grazie al prezioso contributo della Elmas di Empoli che ha deciso, per festeggiare i propri 40 anni di attività, di fare questo dono a tutta la città.

Stamani si è svolta una semplice cerimonia di inaugurazione per celebrare l’opera di restauro alla quale erano presenti il sindaco Brenda Barnini, il titolare dell’azienda empolese Stefano Mancini, il proposto di Empoli don Guido Engels, alcuni rappresentanti della giunta comunale fra cui il vicesindaco Franco Mori e gli assessori Eleonora Caponi, Fabrizio Biuzzi e Andrea Taddei, i dipendenti della Elmas e i restauratori.

"Ringrazio in modo profondo e sincero Stefano Mancini – ha detto il sindaco Brenda Barnini – che da sempre si è impegnato con la sua azienda nel nostro territorio. Il restauro di questo portone rappresenta un vero traguardo per la sua attività. Questa porta è qui dal 1497. Oggi è come se fossimo testimoni di un pezzetto di storia di questa città. Un simbolo che accoglie ogni giorno decine di cittadini e, l’averlo riportato al suo originale pregio, è un gesto che ha un valore davvero importante. È giusto che chi passa di qui veda che questa opera ha ritrovato la sua integrità grazie a un imprenditore locale, che ha avuto la sensibilità di contribuire a riqualificare un piccolo angolo della nostra città. Anche in questo modo, con questi gesti, possiamo tutti guardare al futuro con maggior ottimismo".

Il Palazzo del Podestà o Pretorio, sede dell’autorità comunale e poi anche dell’amministrazione di giustizia (il podestà appunto), fu costruito a più riprese a partire dall’inizio del XIV secolo. L’ampliamento dell’edificio comportò sia l’aggiunta di nuove stanze destinati ai vari uffici, sia di locali a piano terra, alcuni dei quali adibiti a prigione. In quella circostanza vi fu costruita anche una cappella, dedicata a San Tommaso, della quale si è perduta ogni traccia. In epoca imprecisata furono tolti e distrutti anche gli stemmi che tradizionalmente ornano ogni palazzo podestarile. Attualmente l’edificio reca i pesanti segni di trasformazioni novecentesche; poche le testimonianze dell’antico palazzo, come l’elegante ghiera trecentesca, in cotto, che corre sopra il portone di ingresso su piazza Farinata degli Uberti. Sulla cantonata del palazzo, nel 1518, venne collocato il tabernacolo con la cosiddetta Madonna degli Ebrei, una robbiana ora conservata nel Museo della Collegiata, che venne lì spostata tra il 1890 e il 1894 .



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