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Cronaca venerdì 18 gennaio 2019 ore 18:40

Morto durante un controllo, aperta un'inchiesta

La procura di Firenze ha aperto un fascicolo contro ignoti per la morte di Arafet Arfaoui deceduto per un malore durante l'intervento di polizia e 118



EMPOLI — La Procura di Firenze ha aperto un'inchiesta per omicidio colposo, a carico di ignoti, per la morte di Arafet Arfaoui, tunisino di 31 anni deceduto per un malore durante un fermo di polizi, mentre era trattenuto a terra.

Intanto sono andati avanti nella giornata di oggi gli interrogatori nei confronti delle persone presenti al momento del decesso del 31enne, agenti e sanitari compresi. Nella giornata di domani la pm Christine Von Borries affiderà l'incarico per l'autopsia.

L'uomo era andato in escandescenze all'interno di un money transfer e i poliziotti, visto lo stato di agitazione del tunisino, hanno deciso di contattare il 118. Nel corso del controllo Arfaoui si sarebbe scagliato contro i quattro agenti e per immobilizzarlo i poliziotti lo avrebbero ammanettato e bloccato i piedi con una corda.

Il dirigente del Commissariato di Empoli Francesco Zunino ha espresso la propria vicinanza agli agenti. “Sono vicino ai miei uomini. Li conosco bene e sono tutte persone perbene, e poliziotti dalla grande preparazione. Aspettiamo quindi con totale serenità che investigatori e magistratura facciano il proprio lavoro”. A riportare le affermazioni è stato il segretario generale Fsp Polizia di Stato Valter Mazzetti: "E noi - ha detto - non possiamo che unirci a questi sentimenti di fiducia, perché condividiamo la consapevolezza della correttezza e della professionalità dei colleghi”. 

“I poliziotti italiani sono un modello per l’intera Europa e sono certamente i più preparati al mondo a gestire le situazioni limitando al minimo l’utilizzo della forza a costo di pagarne le conseguenze sulla propria pelle, come purtroppo è accaduto molto spesso. Eppure – ha poi aggiunto Mazzetti - temiamo che adesso parta la solita campagna di delegittimazione della divisa da parte di coloro i quali quasi attendono con ansia vicende del genere pur di poter crocifiggere chi appartiene alle Forze dell’ordine. Quel che va detto, invece, è che i poliziotti non sono medici, non possono essere lasciati da soli di fronte a situazioni in cui è palese la necessità di una gestione da parte di personale sanitario. Senza contare, poi, che ancora migliaia di Appartenenti al Comparto non possono contare su strumenti indispensabili a svolgere ancor meglio il proprio lavoro, e quindi non possiamo che auspicare che al più presto sia fatto tutto quanto indispensabile per ampliare le dotazioni, con taser, spray urticanti, telecamere, microfoni per le comunicazioni fra squadre e tutto quanto è indispensabile. Sappiamo bene che tutto ha un costo, ma la sicurezza è un investimento, e fare tutto il possibile per garantire la sicurezza è una priorità”. 

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